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Aglianico Vulture "Citta del vino 2026" Le Drude Michele Laluce
Aglianico Vulture "Citta del vino 2026" Le Drude Michele Laluce

Questo manifesto del vino lucano nasce da lontano, con l'obiettivo di dare valore a una terra che ancora pochi conoscono davvero.

Io per primo NON sono lucano, ma ho imparato a guardare in faccia questa gente, ad ascoltarla, e a riconoscere il valore immenso del loro fare silenzioso.

Non ho scritto queste pagine da solo, né d'un fiato: è un testo nato in tempi diversi, in momenti differenti della mia vita. Per questo non è omogeneo o lineare. Risente inevitabilmente della mia evoluzione personale, della mia progressiva scoperta dei viticoltori e dei loro vini, ma soprattutto degli incontri che hanno tracciato il mio cammino insieme al quello del mio Taac Team.

Se c'è una cosa che contraddistingue Michele La Luce (e che si riflette chiaramente nelle Drude) è il rifiuto delle mode. Le Drude è un vino materico, "scuro" e profondo, che non ammicca alle morbidezze artificiali. Se aperto giovane necessita di una lunga ossigenazione, ma dà il meglio di sé dopo 5-10 anni dalla vendemmia.

Donato d'Angelo

L'Anima

Come un vecchio sceriffo, è un vino austero, asciutto, profondo e indimenticabile. L'invecchiamento ha levigato il tannino, ma l'anima resta d'acciaio. Viene da una piccola produzione artigianale dove la terra vulcanica si sente in ogni sorso: note di tabacco, cuoio e quella punta di polvere da sparo che ricorda un duello al sole. Michele La Luce è un vignaiolo vero; le sue sono mani ruvide che conoscono la fatica, il silenzio del Vulture e sanno fare il vino.

Genere Musicale: Blues

Non un blues commerciale, ma quello del delta: viscerale, malinconico e potente. È una musica (suonata con amplificatori valvolari analogici, senza filtri digitali) che parla di radici profonde e di una terra che non regala nulla, ma restituisce tutto a chi sa aspettare…

Moto Iconica: Moto Guzzi California 1100, Black Eagle

Guzzi California 1100, rigorosamente nera, massiccia e con il classico motore bicilindrico a V trasversale. Un pezzo di storia: pesante, imponente, con quel carattere "ruvido" al minimo che fa tremare i polsi, ma capace di macinare chilometri su chilometri con un'affidabilità totale. Ha un design classico, fiero, che non passa mai di moda. Guidarla richiede polso e carattere (proprio come approcciare il tannino delle Drude), ma il viaggio che ti regala è pura poesia su due ruote, con il vento in faccia e il sound del motore che ti vibra nel petto.

L'Anima: Il Patriarca di Pietra

Ha un'anima antica, solenne, quasi biblica. Profuma di radici, di tabacco da pipa lasciato aperto, di cuoio vecchio e prugna disidratata. In bocca è un blocco di granito: il tannino è potente, fiero, tipico della vecchia scuola. È un vino che non ha fretta di piacerti, pretende rispetto e ha la saggezza dei lunghi affinamenti. C'è dentro il legame indissolubile con la terra e l'orgoglio del vignaiolo d'altri tempi.

Genere Musicale: Musica Sinfonica / Opera Classica (Giuseppe Verdi o Beethoven)

Qui serve la drammaticità, la struttura e la potenza di un'intera orchestra. Pensa al Dies Irae di Verdi o alla Quinta Sinfonia di Beethoven. È una musica monumentale, che riempie lo spazio con ottoni pesanti e archi tesi, capace di evocare tempeste e passioni profonde. Non c'è spazio per il minimalismo.

Attore: Anthony Hopkins

Pensa a Hopkins in ruoli magistrali come in Quel che resta del giorno o The Father. Ha quell'eleganza d'altri tempi, una presenza scenica che incute quasi timore reverenziale, uno sguardo che nasconde decenni di storie. È un attore monumentale, austero, che non ha bisogno di gridare per dominare la scena: gli basta esserci.

L'Auto Iconica: Jaguar XJ6 anni '70

Una berlina classica inglese dal fascino aristocratico ma muscoloso. Gli interni in radica e vera pelle profumano esattamente come la cantina di Donato D'Angelo. Ha un motore a sei cilindri in linea che gira sornione ma ha una coppia infinita. È un'auto imponente, che viaggia dritta per la sua strada con un'eleganza fiera e senza tempo, totalmente disinteressata alle linee aerodinamiche e futuristiche delle auto di oggi.

LE DRUDE

Aglianico Vulture "Citta del vino 2026" Donato D'Angelo
Aglianico Vulture "Citta del vino 2026" Donato D'Angelo

Parliamo del Vulture "classico", quello monumentale. Donato D'Angelo è un nome che fa rima con la storia di questo vitigno. Il suo Aglianico è un vino austero, tradizionalista, che non scende a patti con le mode.

Camerlengo

Aglianico Vulture "Citta del vino 2026" Camerlengo Aglianico
Aglianico Vulture "Citta del vino 2026" Camerlengo Aglianico

Qui entriamo nel territorio del vino artigianale puro, quasi ancestrale. Antonio Cascarano e il suo Camerlengo sono l'espressione di un Vulture che non cerca di piacere a tutti, ma che vuole dire la verità, anche quando è scomoda o graffiante.

È un vino "contadino" nel senso più nobile del termine: colto, fiero e profondamente legato ai ritmi della natura, senza filtri o correzioni eccessive.

L'Anima

Non è un vino che si concede subito. Ha una mineralità ferrosa, quasi ematica, che profuma di terra vulcanica e di macchia mediterranea bruciata dal sole. È un vino "materico", vivo, che evolve nel bicchiere come un organismo che respira. C'è dentro l'ostinazione di chi non usa la chimica, ma solo il tempo e il legno grande.

Genere Musicale: Rock Psichedelico/Garage Rock

Stile The Doors o Pink Floyd degli esordi. È una musica che ha distorsioni, momenti di improvvisazione pura e un’energia viscerale. Non è un suono pulito da studio di registrazione "pop", è un suono catturato dal vivo, con tutte le sue imperfezioni che lo rendono autentico e ipnotico.

Attore: Willem Dafoe

Pensa al suo volto: scavato, espressivo, fuori dagli schemi del "belloccio" di Hollywood. È un attore che mette il corpo e l'anima in ogni ruolo, capace di interpretare la santità o la follia con la stessa credibilità. Proprio come il Camerlengo, Dafoe ha un'intensità che ti resta incollata addosso e che non somiglia a nient'altro.

Auto: Alfa Romeo Giulia GTA del ‘65

Se il Camerlengo di Antonio Cascarano fosse un mezzo a motore, non potrebbe assolutamente essere qualcosa di moderno, elettronico o rassicurante. Niente servosterzo, niente controllo di trazione. Deve essere un pezzo di ferro meccanico, rugbistico, che richiede uno sforzo fisico per essere guidato, ma che ti ripaga con un'emozione viscerale e un rombo che ti vibra fin dentro le ossa, profumo di benzina rossa, con una trazione posteriore nervosa (quell'acidità e quel tannino graffiante dell'Aglianico) che morde la strada, ma quando impari a gestirla ti regala una traiettoria perfetta, esaltante e indimenticabile.

L'Anima: Il Sacro e il Profano

Il Monacello ha un'anima notturna, densa e chiaroscurale. Ti accoglie con un colore rubino impenetrabile e un naso ricchissimo di frutta nera matura (prugne, visciole), cioccolato e tabacco, ma lo fa nel silenzio quasi monastico della murgia materana.

La sua vera magia è il contrasto: in bocca è caldo e vellutato (ha pur sempre 15 gradi), ma non è mai pesante. Ha un finale balsamico e persistente che si muove leggero. È un vino che gioca a nascondino tra la spiritualità del luogo in cui nasce, un antico insediamento benedettino, e la sensualità impertinente del frutto.

Genere Musicale: Dark Jazz / Nu-Jazz Atmosferico

Stile Bohren & der Club of Gore o Miles Davis di Ascensore per il patibolo. Qui siamo su ritmi lenti, ipnotici, notturni. Un contrabbasso profondo che detta il tempo, una batteria suonata con le spazzole e una tromba malinconica che squarcia il buio. È una musica elegante, densa di fumo, che si ascolta a luci soffuse, dove ogni nota (come ogni sorso) ha un peso specifico enorme e riempie la stanza.

Attrice: Eva Green

Per il Monacello serve una figura che incarni il fascino magnetico, il mistero e una sensualità quasi gotica. Pensa a Eva Green in Penny Dreadful o nei film di Bernardo Bertolucci. Ha quello sguardo penetrante, enigmatico, sospeso tra il sacro e il profano, capace di interpretare una strega, una santa o una donna fatale con la stessa intensità. Proprio come il vino, la sua presenza è magnetica, avvolgente e lascia addosso un senso di mistero inspiegabile. Non la dimentichi facilmente.

La Moto: Triumph Bonneville T120 Black

Il Monacello è l'eleganza senza tempo vestita di nero, come la Triumph Bonneville T120 nella sua versione completamente nera. Linea classica, quasi religiosa nel suo rispetto della tradizione motoristica. Ma la versione Black le toglie l'aria da "brava ragazza" cromata e le dà un tocco misterioso, notturno e ribelle. Ha un motore bicilindrico generoso, pastoso, che eroga una coppia morbida e vellutata fin dai bassi regimi (la morbidezza del Primitivo). Non ha bisogno di urlare ad alti giri per farsi notare: viaggia fluida, avvolgente, stabile, ma se spalanchi il gas senti tutta la spinta dei suoi 1200cc. È una guida colta, di classe, ma dal cuore caldo. Attraversa i Sassi di Matera di notte, nel silenzio, illuminata solo dai fari e dalla luna.

Qui parliamo di un Primitivo in purezza, ma dimentica i Primitivi dolciastri o iper-omologati: il Monacello prende il nome dallo spiritello dispettoso della tradizione lucana, e ne incarna perfettamente l'ambiguità. È caldo, avvolgente, quasi mistico, ma nasconde una spina dorsale di insospettabile freschezza.

Monacello

Primitivo materano Monacello Tenuta Parco dei Monaci
Primitivo materano Monacello Tenuta Parco dei Monaci